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< Scacco matto! killian ... E FUORI NEVICA! >


14.01.2006

Il nervo perduto del mondo

Questa mattina sono andata a studiare alla Bigiavi, la biblioteca di economia. In una pausa dalla storia dell'architettura sono andata a leggere le riviste di economia al piano terra e proprio mentre stavo pensando che non avrei mai trovato lì qualcosa che potesse suscitare la mia attenzione, mi sono imbattuta in questo articolo di Erri De Luca. E' un po' lungo ma leggetelo, è bello:

     Tra i sentimenti estremi della scrittura sacra, il più insistito dalla divinità è l'amore. "E amerai Iod tuo Elohim con tutto il tuo cuore, con tutto il tuo fiato e con tutte le tue forze" (Deuteronomio/Devarim 6,5). Tre volte tutto, tre volte la totalità delle energie, niente meno di questo è prescritto dall'amore.
     Non si fanno ribassi, sconti di stagione, chi non ha dato tutto non ha dato niente, la divinità è estremista. Sa che dal raschiamento a fondo delle forze, dalla spremuta anche dell'ultima caloria di amore poi riparte più forte la provvista. Chi non ha risparmiato niente avrà più spazio interiore per il rifornimento. Il più scrupoloso dispendio permette di aumentare l'accumulo seguente.
     La divinità è strategica con la creatura umana, la esige intera per poterla accrescere. Scatena l'amore, sentimento fondatore del monoteismo, amore che ne esclude ogni altro, sconosciuto prima. E' un moto tumultuoso, anche violento: tutte le divinità precedenti vengono cancellate. Il monoteismo estirpa come erbacce i culti e gli altari sparpagliati sulle coste del Mediterraneo. Lo zelo di chi ha assaggiato l'amore comandato in Deuteronomio/Devarim è incandescente, incenerisce idoli e sacerdoti. Non aspetta la loro estinzione ma sradica con impazienza: Elia al torrente Kishon scanna centinaia di ministri del culto di Baal.

     A distanza di campo e di tempo dal fitto intervento della divinità dentro la storia minima della specie umana, si può ancora immaginare quella temperatura dell'amore sacro. Molti gradi più sotto se ne può comunque intendere la scala, alla cui sommità un cuore innamorato del suo unico Dio ardeva come il cespuglio di spine sul Sinai senza consumarsi. L'amore fissato nella scrittura sacra è oggi suolo praticabile perchè raffreddato a dovere, quanto una lava spenta.
     Ma un altro sentimento associato all'amore nella scrittura sacra è oggi remoto nei sensi, scaduto nei nervi: il timore verso la divinità. Il timor sacro è scomparso dalla relazione. La persona di fede si dà per emancipata dalla minaccia schiacciante di stare sotto l'onnipotenza. Si è fatta socia di minoranza di un bravo e bonaccione re padre e presidente del mondo, azionista di un'impresa comune. Il timor sacro è stato superato, relegato a superstizione. Ma che razza di sentimento sarebbe? La paura verso un castigo, una disgrazia, verso l'imprevedibile decreto che si abbatte su Giobbe devastandolo? Se così fosse, proprio Giobbe sarebbe il timorato perfetto, il terrorizzato principe, invece no, mai Giobbe teme, anzi ribatte e chiede regione a Dio del torto che subisce. Non è l'ammasso e l'inventario dei timori terreni, il timor sacro verso la divinità. E' al contrario quello di Abramo: di non più ascoltare la voce che lo raggiunse in Ur dei Caldei, di non essere più preso a braccetto e accompagnato fuori dalla tenda nella notte gremita di stelle ad ascoltare che così fitta, lucente e numerosa sarà la sua discendenza. Il timor sacro è quello di perdere contatto e relazione con la presenza amata. E' timore di amante, il chi ha fede, che la divinità ci sia e si manifesti. Ma la scrittura sacra narra innumerevoli casi della divinità volata altrove, che abbandona il popolo della sua alleanza. Innumerevoli volte nella scrittura sacra Dio non c'è. Il timore in quelle pagine è quello del suo abbandono, della sua volontà di separarsi. Racconto questi antichi sentimenti perchè sono il nervo perduto del mondo, che devitalizzato non fa più avvertire il distacco.

     Si traffica la biologia indifesa del pianeta, la sua inerme vita, perchè non si ha più timore di perdere tutto, di retrocedere, perchè il progresso simula un perpetuo moto in avanti. E' invece, senza amore e timore, un moto in tondo, come succede ai passi nel deserto. Si manomette un embrione con lo stesso pretesto che giustifica l'uccisione di una balena, il fine scientifico. Così per un progresso, un profitto, un qualunque "pro" di proprietari, si scavalca la vita, la sua bellezza, l'amore aggiunto che essa contiene, il terrore della perdita. Allora nel più moderno dei tempi possibili, che al tramonto di oggi sarà già scaduto, è urgente il sentimento antico dell'amore-timore.
     La bellezza del mondo è sua sostanza, non decorazione, non merletto. E' proteina, non un colorante. La vita sprotetta, ignuda è campo di conquista. La volontà di potenza misura su di essa il grado di dominio. Unico antidoto è la nascita di una volontà opposta: di impotenza, disgusto verso poteri che dilagano dalla vita sociale sopra quella biologica di cellule, di acqua, alberi, nuvole, organi, embrioni.
     Suscitare volontà d'impotenza per ripudiare i "pro", Proci del mondo che spolpano Itaca in assenza di Ulisse. Sabotare la loro falsa legittimità, l'uniforme da parata dei poteri. Diffamare la volontà di potenza.

ERRIDELUCA
in NudaVita
VitaNuda
(il corpo nell'epoca della
sua riproducibilità)

Novembre 2005

by kimiya @ 18:15 commenta leggi commenti (3)

Che l'amore sia ripotato in quei termini non ci piove, ma è stato il tema anche di una certa parte del paganesimo e di una certa filosofia da esso derivata, non è certo una nuova visione dell'amore che ha fatto la fortuna del cristianesimo, ma il carisma delle Testimonianze e la novità di un messaggio che era principalmente basato sulla libertà, uguaglianza e sulla fratellanza...o no?

scritto il 2006_01_16 @ 02:44:20
by Pol | |

Sì sono d'accordo, però la parte sull'amore compare in questi termini più volte nella Bibbia ed è come (con tutte le limitazioni... e magari solo verbalmente e non di fatto) la si poteva vivere in periodi di esaltazione religiosa, come nel Medioevo.
Ma non ci fare troppo caso... in quel momento stavo studiando il "fervore mistico" della società che ha dato vita alle gigantesche cattedrali gotiche, quindi non potevo che concordare!!!

scritto il 2006_01_15 @ 17:59:38
by simo | |

La prima parte sull'amore è un'interpretazione un pò forzata,la seconda sul timore sacro un'interessante punto di vista...il finale concordo e sottoscrivo, bello hai visto che a economia si fanno anche delle belle scoperte???
Ciao Simo!!!

scritto il 2006_01_14 @ 22:46:29
by Pol | |
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Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta


 


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